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ICUB LA PICCOLA ECCELLENZA ITALIANA

L’ambito dell’Intelligenza Artificiale in quest’ultimo decennio ha fatto passi da gigante. Siamo passati dal solo poter immaginare dei robot umanoidi in stile C3-PO di Star Wars, all’averne accesso grazie ad un progetto tutto italiano. L’Istituto Italiano di Tecnologia è infatti a capo della realizzazione ICub (I da I, Robot e Cub dal man-cub di Kipling) un robot umanoide unico nel suo genere.

ICub e tutti i suoi fratelli sparsi nel mondo, non solo sono in grado di sentire, vedere e muoversi nello spazio secondo dei comandi, ma anche di ricordare, imparare ed esprimere, tramite espressioni del viso, emozioni.

Il cervello del piccolo robot di circa un metro, e costituito da sei potenti computer a 4 ed 8 processori connessi con un cavo (che fa anche da alimentatore) alla testa del robot, dentro la quale sono presenti dei piccoli chip che controllano la macchina. È suddiviso per moduli, ognuno accoppiato ad una determinata azione, e possiede delle componenti sensoriali che gli permettono di ricostruire delle esperienze da archiviare in memoria e ripescare nel momento del bisogno; possiede inoltre processori interni connessi al controllo dei movimenti e delle ricezioni sensoriali della pelle, ed altri processori esterni, connessi ad internet, che elaborano le immagini riprese dalle telecamere-occhio, per integrarle ad altri dati ed elaborare dei sistemi di controllo per determinare i comportamenti in diverse situazioni.

Particolarità uniche di ICub sono la pelle, un organo dotato di 5000 sensori di pressione distribuiti lungo tutto il corpo e specialmente nelle mani, ed, appunto le mani, capaci di svolgere funzioni molto simili a quelle umane, in cui pollice, indice e medio si muovono autonomamente consentendo una presa di precisione, mentre anulare e mignolo si muovono insieme assicurando prese e movimenti. Le prime tre dita sono complete di falangi mobili, le quali sono molto di aiuto per il recente studio sul processo di Hand Manipulation, ovvero la capacità di dare input di cambio azione ad una stessa mano, senza interruzione, andando così a costruire un movimento meno meccanico e più umano, come ad esempio quelli che vanno dalla vista di una penna, all’inizio della scrittura con essa.

Il robottino di Morego (GE), nato nel 2006, è inoltre in grado di compiere piccoli movimenti in piedi grazie ai giroscopi responsabili dell’equilibrio, o di gattonare e di parlare e recepire impulsi sonori. Il suo “sviluppo cerebrale” per ora è identico a quello di un bambino di 5 anni, ma informatici, ingegneri, psicologi e neuroscienziati sono confidenti nella possibilità evolutiva del piccolo umanoide e sono in piena fase di analisi delle sue capacità e potenzialità, così da renderlo adatto e abile all’interazione con l’essere umano, in modo da poterlo rendere autonomo ed in grado di essere d’aiuto ad anziani e persone con necessità riabilitative. L’unica pecca, per ora, sarebbe il costo di costruzione di 250 mila euro, decisamente inaccessibile ai più, ma si pensa che – grazie alla produzione in serie – esso potrebbe diminuire e diventare l’aiutante domestico del futuro.

 

 

Di Martina Biassoni

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